Menopausa e benessere femminile: comprendere i cambiamenti per prendersi cura di sé

Menopausa e benessere femminile: comprendere i cambiamenti per prendersi cura di sé

La menopausa rappresenta una fase naturale e inevitabile della vita di ogni donna. Non è una malattia, ma una transizione fisiologica che segna la fine dell’età fertile e l’inizio di una nuova fase dell’equilibrio ormonale femminile. Nonostante ciò, per molte donne la menopausa coincide con la comparsa di disturbi che possono influenzare in modo significativo la qualità della vita, il benessere fisico, emotivo e relazionale. 

Si parla di menopausa quando sono trascorsi 12 mesi consecutivi senza mestruazioni, in assenza di altre cause mediche. In Italia l’età media si aggira intorno ai 50–51 anni, ma i cambiamenti possono iniziare diversi anni prima, nella fase di perimenopausa, e proseguire a lungo nella post-menopausa. 

I dati epidemiologici indicano che oltre il 60% delle donne in menopausa, sia in Italia sia in Europa, sperimenta disturbi legati all’apparato genitourinario e al pavimento pelvico. Si tratta di problematiche frequenti, spesso vissute in silenzio, ma che oggi possono essere comprese e affrontate in modo efficace.

Perché la menopausa provoca così tanti cambiamenti nel corpo della donna?

Durante la menopausa si verifica una riduzione progressiva degli estrogeni, ormoni fondamentali per il mantenimento della salute di numerosi tessuti. Gli estrogeni non agiscono solo sul ciclo mestruale, ma svolgono un ruolo chiave anche su:

  1. mucose vaginali e vulvari
  2. vescica e uretra
  3. muscoli e tessuti del pavimento pelvico
  4. elasticità dei tessuti connettivi

La loro diminuzione comporta modificazioni strutturali e funzionali che possono manifestarsi con sintomi anche molto diversi tra loro, ma spesso accomunati da un impatto rilevante sulla quotidianità.

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Quali sono le principali patologie e disturbi legati alla menopausa?

La menopausa è associata a una serie di condizioni che coinvolgono l’area genitale, urinaria e pelvica: conoscerle è il primo passo per riconoscerle precocemente e non normalizzarle come “inevitabili”.

 

Che cos’è la sindrome genitourinaria della menopausa?

La sindrome genitourinaria della menopausa (GSM) è una condizione clinica che raggruppa i disturbi legati alla carenza estrogenica a carico di vagina, vulva, uretra e vescica. È una delle problematiche più frequenti, ma anche tra le meno riferite spontaneamente dalle pazienti.

I sintomi possono includere:

  1. secchezza vaginale persistente
  2. bruciore o prurito intimo
  3. fastidio o dolore durante la minzione
  4. urgenza urinaria
  5. aumentata frequenza di infezioni urinarie

A differenza di altri sintomi della menopausa, la GSM tende a peggiorare nel tempo se non trattata, rendendo fondamentale una presa in carico precoce e consapevole.

 

In che modo l’atrofia vulvo-vaginale influisce sulla salute intima?

L’atrofia vulvo-vaginale è una conseguenza diretta della riduzione degli estrogeni. Le mucose diventano più sottili, meno elastiche e meno lubrificate. Questo può provocare:

  1. sensazione di secchezza costante
  2. microlesioni e irritazioni
  3. sanguinamenti occasionali
  4. dolore durante i rapporti sessuali

Questi sintomi non riguardano solo la sfera fisica, ma possono avere ripercussioni emotive importanti, influenzando l’autostima, la relazione di coppia e il rapporto con il proprio corpo.

 

Perché l’incontinenza urinaria aumenta in menopausa?

L’incontinenza urinaria è uno dei disturbi più comuni in menopausa. Non è una conseguenza inevitabile dell’età, ma il risultato di diversi fattori che spesso si sommano tra loro.

Tra i principali meccanismi coinvolti troviamo:

  1. riduzione del tono muscolare del pavimento pelvico
  2. modificazioni dei tessuti di supporto dell’uretra
  3. alterazioni della funzionalità vescicale

Le forme più frequenti sono:

  1. incontinenza urinaria da sforzo, con perdite durante tosse, starnuti o attività fisica
  2. incontinenza da urgenza, associata a un bisogno improvviso di urinare
  3. forme miste, che combinano entrambe

Molte donne tendono a limitare le proprie attività per paura delle perdite, con un impatto negativo sulla vita sociale e sul movimento.

 

Che cos’è il prolasso degli organi pelvici e perché compare in menopausa?

Il prolasso degli organi pelvici si verifica quando uno o più organi (vescica, utero, retto) scendono verso il basso a causa di un indebolimento delle strutture di sostegno.

In menopausa il rischio aumenta per:

  1. perdita di elasticità dei tessuti
  2. riduzione del tono muscolare
  3. storia di gravidanze o parti vaginali

I sintomi più comuni includono:

  1. sensazione di peso o pressione pelvica
  2. percezione di un “ingombro” vaginale
  3. difficoltà urinarie o intestinali

Il prolasso può presentarsi con diversi gradi di severità e non sempre richiede un intervento chirurgico, soprattutto se riconosciuto nelle fasi iniziali.

 

Come cambiano la sensibilità e i rapporti sessuali durante la menopausa?

La sessualità in menopausa può subire cambiamenti importanti, spesso legati a fattori fisici più che psicologici. Le donne possono riferire:

  1. dolore durante i rapporti (dispareunia)
  2. riduzione della sensibilità
  3. difficoltà nel raggiungere l’orgasmo
  4. calo del desiderio secondario al dolore

Questi aspetti sono frequentemente sottovalutati, ma rappresentano una componente centrale del benessere e della qualità di vita. Affrontarli in modo aperto e competente è fondamentale per evitare che diventino fonte di disagio persistente.

 

Quali benefici concreti può offrire la fisioterapia del pavimento pelvico in menopausa?

All’interno del percorso di gestione dei disturbi menopausali, la fisioterapia del pavimento pelvico rappresenta un supporto fondamentale, soprattutto nei casi in cui siano presenti sintomi urinari, vaginali o legati alla sfera sessuale.

I benefici più frequentemente riscontrati includono:

  1. riduzione o scomparsa delle perdite urinarie, migliorando la sicurezza nei movimenti quotidiani
  2. diminuzione del senso di peso pelvico, nei casi di prolasso lieve o iniziale
  3. miglioramento del comfort intimo, grazie a una migliore elasticità e funzionalità dei tessuti
  4. riduzione del dolore durante i rapporti sessuali, favorendo una sessualità più serena
  5. aumento della consapevolezza corporea, che permette alla donna di riconoscere e gestire meglio le proprie sensazioni

 

Perché è importante non normalizzare i disturbi della menopausa?

Per molto tempo i sintomi della menopausa sono stati considerati un passaggio obbligato, da sopportare senza possibilità di intervento. Oggi sappiamo che non è così.

Secchezza, dolore, incontinenza o senso di peso pelvico non sono “normali” e non devono essere accettati passivamente.

Una corretta informazione consente alle donne di riconoscere i segnali del proprio corpo e di rivolgersi a professionisti formati, evitando anni di silenzio e rinunce.

 

Perché la menopausa richiede una visione globale della salute della donna?

La menopausa non coinvolge un solo organo o un solo sintomo, ma interessa l’intero equilibrio dell’organismo femminile. Per questo motivo, la gestione dei disturbi menopausali non può essere frammentata, ma deve basarsi su una visione integrata.

La presenza di figure specialistiche, come ginecologi esperti, permette di inquadrare correttamente i sintomi, distinguere le diverse cause e costruire percorsi di cura personalizzati.

Proprio da questa esigenza di integrazione nasce l’idea di un modello dedicato e strutturato: un approccio multidisciplinare centrato sulla donna, la Clinica della Donna.

 

Conoscere i cambiamenti che avvengono nel corpo permette di affrontarli con maggiore serenità, prevenire le complicanze e mantenere una buona qualità di vita nel tempo. Contatta Polo Salute Lucca.

Il tutore giusto per la spalla: guida completa per patologie e recupero post-operazione 

Il tutore giusto per la spalla: guida completa per patologie e recupero post-operazione 

La spalla è una delle articolazioni più complesse e mobili del corpo umano, ma anche una delle più vulnerabili a lesioni e disfunzioni: l’uso dei tutori è fondamentale per garantire una corretta immobilizzazione e per favorire il recupero funzionale

 

Cos’è la spalla?

La spalla è un’articolazione complessa, il cui movimento è supportato da un insieme di muscoli, tendini e legamenti che permettono una vasta gamma di azioni. Tra le patologie più comuni della spalla ci sono le lesioni della cuffia dei rotatori, le borsiti, le lussazioni e le fratture: problemi che possono compromettere la funzionalità dell’articolazione e ridurre significativamente la qualità della vita. 

 

Che differenza c’è tra tutori in adduzione e tutori in abduzione? 

I tutori per la spalla possono essere suddivisi principalmente in due categorie: quelli che favoriscono l’adduzione e quelli che favoriscono l’abduzione. La scelta del tipo di tutore dipende dal tipo di patologia, dalla fase della riabilitazione e dalle indicazioni del medico. 

  • Tutori in adduzione: questi tutori sono progettati per tenere la spalla in una posizione di leggera adduzione, cioè più vicina al corpo. Vengono utilizzati in caso di lesioni o interventi chirurgici che richiedono una riduzione del movimento della spalla, come dopo una lussazione. Questo tipo di tutore aiuta a prevenire movimenti indesiderati e favorisce la guarigione del tessuto lesionato. 
  • Tutori in abduzione: i tutori in abduzione mantengono la spalla in una posizione più aperta, con l’articolazione leggermente ruotata verso l’esterno. Vengono utilizzati soprattutto dopo interventi chirurgici come la riparazione della cuffia dei rotatori o per gestire lesioni che richiedono un allungamento controllato dei muscoli e tendini, favorendo la mobilizzazione dell’articolazione e prevenendo l’atrofia muscolare.

 

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Quando utilizzare un tutore per la spalla? 

L’utilizzo di un tutore dipende dalla specifica patologia e dalla fase di recupero. Generalmente, un tutore viene prescritto nelle seguenti situazioni:

  1. Lesioni acute e traumi: in caso di lesioni traumatiche, come una lussazione della spalla o una distorsione, un tutore è fondamentale per immobilizzare l’articolazione durante la fase iniziale di guarigione. Questo riduce il rischio di ulteriori danni e permette ai tessuti di cicatrizzare correttamente.
  1. Post-intervento chirurgico: Dopo un intervento chirurgico alla spalla, come la riparazione della cuffia dei rotatori o la stabilizzazione della spalla, è fondamentale l’uso di un tutore per limitare i movimenti e proteggere l’articolazione durante la guarigione. La durata dell’utilizzo varia in base al tipo di intervento, ma solitamente si utilizza per diverse settimane. 

 

Quali sono le tempistiche di utilizzo di un tutore per la spalla?

Le tempistiche di utilizzo di un tutore per la spalla dipendono dalla gravità della patologia e dalla risposta del paziente al trattamento. In generale, i tutori vengono utilizzati per:

  • fase acuta (0-3 settimane): durante le prime fasi di recupero, il tutore può essere necessario per immobilizzare completamente la spalla e ridurre il dolore e l’infiammazione.
  • fase sub-acuta (3-6 settimane): In questa fase, si può ridurre gradualmente l’uso del tutore mentre si inizia a reintrodurre movimenti leggeri sotto la supervisione del fisioterapista.
  • fase di recupero avanzato (6 settimane – 3 mesi): In questa fase, il tutore viene utilizzato solo per attività specifiche o come supporto nei movimenti che potrebbero causare un affaticamento eccessivo della spalla.

 

Perché la fisioterapia è fondamentale nel recupero della spalla?

Anche se il tutore è essenziale per proteggere e stabilizzare l’articolazione della spalla durante la fase acuta di guarigione, la fisioterapia gioca un ruolo cruciale nel recupero della funzionalità e della forza muscolare a lungo termine.

La fisioterapia ha diversi obiettivi:

  1. Recupero della mobilità: dopo un periodo di immobilizzazione, è fondamentale lavorare sul recupero dei movimenti completi dell’articolazione. La fisioterapia aiuta a ripristinare la flessibilità e la coordinazione dei muscoli della spalla.
  1. Rinforzo muscolare: una spalla non utilizzata perde forza muscolare. Esercizi di rinforzo specifici, sotto la guida di un fisioterapista, sono fondamentali per prevenire l’atrofia e per ripristinare la stabilità dell’articolazione.
  1. Prevenzione di recidive: la fisioterapia aiuta a migliorare l’equilibrio muscolare, riducendo il rischio di ulteriori lesioni. Gli esercizi mirati permettono di correggere eventuali disfunzioni biomeccaniche e prevenire sovraccarichi futuri.

Il recupero da una patologia della spalla o da un intervento chirurgico richiede un approccio integrato, che può includere l’uso di tutori per favorire l’immobilizzazione iniziale e la protezione dell’articolazione, seguiti da un percorso di fisioterapia per ripristinare la funzionalità e la forza muscolare. Se hai dubbi o hai bisogno di un consulto personalizzato, non esitare a contattare Polo Salute Lucca!

Meniscectomia: la fisioterapia fa la differenza nel recupero!

Meniscectomia: la fisioterapia fa la differenza nel recupero!

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Quando si subisce un intervento al ginocchio, come la meniscectomia, è naturale chiedersi quanto tempo servirà per tornare a camminare senza dolore o per riprendere l’attività sportiva. La risposta non è solo chirurgica: la fisioterapia gioca un ruolo fondamentale nel processo di guarigione, a partire dalla fase preoperatoria fino al ritorno completo alla quotidianità.

Cos’è il menisco e perché può lesionarsi?

Il menisco è una struttura fibrocartilaginea a forma di “C” presente all’interno del ginocchio. Ogni ginocchio ne ha due: il menisco mediale (interno) e il menisco laterale (esterno). Funzionano come ammortizzatori naturali, migliorando la stabilità dell’articolazione e distribuendo i carichi in modo equilibrato.

Le lesioni meniscali possono avvenire per traumi diretti, torsioni del ginocchio, oppure per degenerazione legata all’età o all’usura. In alcuni casi, l’intervento chirurgico (meniscectomia, ovvero la rimozione parziale o totale del menisco danneggiato) diventa necessario per eliminare dolore e limitazioni.

 

Perché è utile fare fisioterapia anche prima dell’intervento?

La fisioterapia pre-operatoria è fondamentale per preparare il ginocchio all’intervento. Ridurre il gonfiore, migliorare il tono muscolare e mantenere un buon range of motion (ROM) aiuta a velocizzare il recupero post-operatorio. Inoltre, il paziente impara fin da subito esercizi che ritroverà nel percorso riabilitativo post-chirurgico, favorendo una ripresa più consapevole e sicura.

 

Cosa aspettarsi dopo una meniscectomia?

Dopo l’intervento, è normale avvertire dolore, gonfiore e limitazione nei movimenti. La buona notizia è che la fisioterapia, se ben strutturata, accelera il recupero e riduce il rischio di complicazioni a lungo termine come rigidità articolare o instabilità.

Il percorso riabilitativo post-meniscectomia si articola in diverse fasi, tutte con obiettivi ben precisi:

  • nelle prime settimane l’obiettivo principale è controllare il dolore e l’infiammazione, grazie all’utilizzo terapie strumentali che riducono il gonfiore, favoriscono la rigenerazione tissutale e permettono al paziente di muovere il ginocchio più precocemente;
  • appena il dolore lo consente, si passa al recupero dell’ampiezza dei movimenti del ginocchio, attraverso mobilizzazioni passive e attive assistite e tecniche di terapia manuale;
  • infine, si passa all’esercizio terapeutico per il ritorno alle attività quotidiane, con esercizi di cui si aumenta progressivamente intensità e complessità.

Il programma viene personalizzato in base agli obiettivi del paziente, lavorando su equilibrio, coordinazione e rinforzo muscolare. Per gli sportivi, si pianifica un graduale ritorno all’attività, con focus su propriocezione, forza esplosiva e prevenzione delle recidive.

 

Dopo quanto tempo si può tornare alla vita di tutti i giorni?

Il ritorno alle attività quotidiane, detto anche ADL (Activities of Daily Living), può avvenire in poche settimane nei casi semplici, ma in caso di sportivi o lavori fisicamente impegnativi, possono servire alcuni mesi per un ritorno in piena sicurezza.

Il recupero completo dipende da diversi fattori:

  • tipo di lesione;
  • condizione muscolare pre-intervento e
  • adesione al percorso fisioterapico.

 

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Perché affidarsi a un centro specializzato in riabilitazione?

Un percorso riabilitativo ben condotto fa la differenza tra una guarigione parziale e un recupero completo. Presso Polo Salute Lucca, i nostri fisioterapisti esperti combinano tecniche manuali, tecnologie avanzate ed esercizi personalizzati, seguendo passo passo ogni fase del tuo recupero.

Contattaci per una valutazione fisioterapica personalizzata e scopri come possiamo aiutarti!

Uomini e incontinenza: come la riabilitazione del pavimento pelvico può cambiare la vita

Uomini e incontinenza: come la riabilitazione del pavimento pelvico può cambiare la vita

Immagine parziale di corpo maschile che esegue esercizi su tappetino

L’incontinenza maschile è un problema comune?

Sì, l’icontinenza maschile urinaria è molto più frequente di quanto si pensi. Sebbene si parli meno di incontinenza urinaria nell’uomo rispetto alla donna, il problema colpisce un’ampia fascia della popolazione maschile, in particolare dopo i 50 anni. Secondo dati della Società Italiana di Urologia, circa il 5-15% degli uomini sopra i 60 anni sperimenta episodi di incontinenza urinaria, e la prevalenza sale fino al 30-40% dopo interventi alla prostata, come la prostatectomia radicale.

L’incontinenza urinaria nell’uomo può avere un impatto significativo sulla qualità della vita: ansia, depressione, limitazione delle attività quotidiane e isolamento sociale sono effetti collaterali comuni. Non si tratta quindi solo di un disturbo fisico, ma anche psicologico ed emotivo.

Quali sono le principali cause dell’incontinenza urinaria nell’uomo?

Le cause dell’incontinenza possono essere molteplici e spesso interconnesse. Ecco un elenco delle principali:

  • Interventi chirurgici alla prostata, in particolare prostatectomia radicale per tumore prostatic
  • Iperplasia prostatica benigna (IPB) che può alterare il normale svuotamento vescicale
  • Invecchiamento, che comporta una fisiologica riduzione del tono muscolare, compreso quello del pavimento pelvico
  • Patologie neurologiche (come Parkinson, sclerosi multipla, ictus) che interferiscono con il controllo vescicale
  • Traumi spinali o pelvici
  • Uso prolungato di cateteri vescicali, che può indebolire i meccanismi di controllo
  • Obesità, che aumenta la pressione sull’addome e sulla vescica
  • Tosse cronica o stipsi, che aumentano la pressione addominale ripetutamente
  • Stili di vita scorretti, come abuso di caffeina, alcol e fumo

Che tipi di incontinenza urinaria esistono nell’uomo?

È importante distinguere tra le diverse forme di incontinenza urinaria per poter definire un trattamento efficace:

  1. Incontinenza da sforzo: perdita involontaria di urina durante attività come tossire, sollevare pesi o ridere.
  2. Incontinenza da urgenza: necessità improvvisa e impellente di urinare, con difficoltà a trattenere l’urina.
  3. Incontinenza mista: combinazione dei due tipi precedenti.
  4. Gocciolamento post-minzionale: perdita di qualche goccia dopo aver urinato.
  5. Incontinenza da rigurgito: causata da svuotamento incompleto della vescica.

Come può aiutare la fisioterapia del pavimento pelvico?

La fisioterapia del pavimento pelvico è uno strumento fondamentale nella gestione dell’incontinenza urinaria maschile, sia in fase post-chirurgica che nei casi non legati a interventi.

Gli obiettivi principali della riabilitazione sono:

  1. Rinforzare i muscoli del pavimento pelvico.
  2. Migliorare il controllo vescicale e lo svuotamento.
  3. Educare il paziente alla consapevolezza muscolare e alla gestione degli stimoli minzionali.
  4. Ridurre il ricorso a dispositivi assorbenti o farmacologici.

Un programma riabilitativo efficace include:

  1. Valutazione iniziale: anamnesi, valutazione funzionale del pavimento pelvico, uso eventuale di elettromiografia o biofeedback.
  2. Esercizi personalizzati, per aumentare la forza e la resistenza muscolare
  3. Rieducazione comportamentale: modifiche allo stile di vita, alla dieta, gestione degli stimoli.

Quando iniziare la riabilitazione pelvica dopo la prostatectomia?

L’ideale è iniziare la riabilitazione del pavimento pelvico prima dell’intervento (riabilitazione pre-operatoria) per preparare il paziente al controllo del pavimento pelvico. Dopo l’intervento, si può iniziare entro 2-4 settimane, in base alle indicazioni del chirurgo.

I pazienti che seguono un programma di riabilitazione precoce recuperano più velocemente la continenza rispetto a quelli che non lo fanno.

L’aderenza al programma domiciliare è fondamentale: esercizi brevi ma costanti, anche 2-3 volte al giorno, portano a risultati migliori.

Che ruolo ha il team multiprofessionale nella riabilitazione?

Il successo della riabilitazione non dipende solo dal fisioterapista, ma da un approccio integrato che coinvolge:

  1. Urologo: fondamentale per la diagnosi, la prescrizione e il follow-up clinico. Collabora con il fisioterapista per monitorare i risultati e valutare la necessità di farmaci o interventi.
  2. Andrologo: spesso coinvolto nei casi post-chirurgici o con comorbidità sessuali. Il pavimento pelvico ha un ruolo anche nella funzione erettile, per cui la riabilitazione può migliorare anche la qualità sessuale.
  3. Dietista: per gestire peso corporeo, alimentazione e idratazione, che influenzano la funzione vescicale.

Presso centri come Polo Salute Lucca, questo tipo di collaborazione interdisciplinare è alla base del percorso terapeutico personalizzato.

 

Perché è importante parlarne apertamente?

Perché rompere il tabù dell’incontinenza urinaria maschile significa aiutare tanti uomini a cercare soluzioni e a migliorare concretamente la propria qualità di vita. L’incontinenza non è una condanna, ma una condizione che si può trattare con successo, soprattutto se affrontata in modo precoce e con professionisti qualificati.

 

Uomo in piedi con le mani posizionate davanti all’area inguinale, gesto che indica un possibile disagio urinario o problema al pavimento pelvico.

Presso il Polo Salute Lucca, i percorsi di riabilitazione del pavimento pelvico sono pensati per essere discreti e personalizzati validati. Nessun uomo deve convivere con questo problema in silenzio. Contatta ora Polo Salute Lucca, possiamo aiutarti!

Riabilitazione Vestibolare: la soluzione per le vertigini

Riabilitazione Vestibolare: la soluzione per le vertigini

riabilitazione vestibolare

La riabilitazione vestibolare è un trattamento specifico per disturbi dell’equilibrio, come vertigini e dizziness. Queste condizioni, spesso debilitanti, derivano da problemi al sistema vestibolare, situato nell’orecchio interno, e possono compromettere la qualità della vita.

Cos’è la riabilitazione vestibolare e quali sono le cause principali?

Si tratta di un percorso terapeutico basato su esercizi mirati che stimolano il sistema vestibolare, favorendo l’adattamento e il recupero delle funzioni alterate. L’obiettivo è ridurre le vertigini, migliorare l’equilibrio e restituire al paziente sicurezza nei movimenti quotidiani.

Le principali cause includono:

  1. Vertigine posizionale parossistica benigna (VPPB) – scatenata da movimenti della testa.
  2. Neurite vestibolare- un’infiammazione del nervo vestibolare.
  3. Malattia di Menière- caratterizzata da episodi di vertigini e acufeni.
  4. Dizziness cervicogenica- legata a problemi muscolari o articolari del collo.

Come funziona il trattamento?

Il percorso inizia con una valutazione approfondita da parte di un fisioterapista specializzato, che analizza la postura, l’equilibrio e la risposta agli stimoli visivi e vestibolari. Successivamente, il paziente viene guidato in un percorso riabilitativo personalizzato che può includere diversi esercizi di:

– adattamento visivo, per migliorare la stabilizzazione dello sguardo;

– equilibrio, per recuperare il controllo posturale e

– coordinamento, per ridurre la sensibilità agli stimoli vertiginosi.

La sua durata varia in base alla gravità dei sintomi e alla risposta individuale alla terapia. Inoltre, per una gestione efficace dei disturbi vestibolari, è fondamentale un approccio multidisciplinare. La presenza di un otorinolaringoiatra all’interno del nostro team permette di affrontare la problematica in modo completo, dalla diagnosi al trattamento riabilitativo.

Quali sono i benefici della riabilitazione vestibolare?

  1. Riduzione di vertigini e dizziness
  2. Miglioramento dell’equilibrio e della stabilità posturale
  3. Maggiore sicurezza nei movimenti quotidiani
  4. Diminuzione della necessità di farmaci per il controllo dei sintomi

Recupera il tuo Equilibrio! Se soffri di vertigini o instabilità, contattaci oggi per una valutazione presso Polo Salute Lucca e torna a muoverti con sicurezza!