Polo Salute Lucca | La lombalgia: focus sul “mal di schiena”

La lombalgia: focus sul “mal di schiena”

La lombalgia, o mal di schiena, è l’insieme dei disturbi muscolo-scheletrici che coinvolgono la parte lombo-sacrale della colonna vertebrale.

Quante persone soffrono di mal di schiena?

È un disturbo molto diffuso, la patologia più comune dopo il raffreddore, si stima che almeno l’80% della popolazione mondiale ne abbia sofferto almeno una volta nella vita e ne soffrono in maniera ripetuta almeno 15 milioni di italiani, soprattutto donne.

La lombalgia una delle cause principali di assenza dal lavoro, sia per il dolore invalidante che lo caratterizza che per la probabilità di recidive: colpisce il 25% dei lavoratori, al punto che il Testo Unico per la salute e la sicurezza dei lavoratori (D.Lgs 81/08) prescrive misure specifiche per la tutela della salute della schiena.

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Cenni di anatomia

La colonna vertebrale lombare, o rachide lombare, è la parte della colonna che si trova tra la parte dorsale e il sacro. È composta da 5 vertebre, da L1 a L5: la prima si articola con l’ultima vertebra dorsale (D12) e l’ultima con la prima sacrale (S1). 

La colonna sacrale è data dalla fusione delle 5 vertebre sacrali, la prima si articola con L5 e l’ultima con il coccige.

In questo tratti di colonna transitano i nervi vanno a costituire il nervo femorale (L2, L3, L4) e il  nervo sciatico (L4, L5, S1, S2, S3).

Ad esclusione del tratto sacrale e coccigeo, tra le vertebre si trovano i dischi vertebrali: l’insieme di essi e delle vertebre determina la colonna nel suo insieme e le curve fisiologiche che la caratterizzano.

Quali tipi di mal di schiena esistono?

Possiamo fare un prima distinzione tra:

  • mal di schiena acuto, generalmente dovuto ad una lesione, che si risolve nel giro di poche settimane.
  • mal di schiena cronico, quando il dolore dura più di 30 giorni 

Anche la distribuzione e localizzazione del dolore ci aiuta a distinguere i vari tipi di mal di schiena:

  • lombalgia, quando la zona interessata è quella della parte più bassa della schiena, solitamente a fascia, e può comprendere anche la zona glutea

lombosciatalgia quando il dolore non si localizza solo sulla schiena ma si irradia lungo l’arto inferiore, sotto il ginocchio o addirittura fino al piede.

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Cause

Le cause del mal di schiena sono numerose, tra le più comuni possiamo trovare:

Per prevenire i mal di schiena è di fondamentale importanza correggere i fattori di rischio modificabili come l’obesità, la sedentarietà, il fumo, le posture scorrette o le attività svolte in maniera sbagliata, per prevenire l’insorgere del mal di schiena e le sue recidive.

Come si tratta il mal di schiena?

A seconda delle cause o dell’evoluzione della patologia, ci sono diversi  rimedi per il mal di schiena: il miglior amico della nostra colonna è sicuramente il movimento, infatti una buona attività fisica diminuisce drasticamente la probabilità di soffrire di mal di schiena.

Oltre a prevenire, il primo trattamento è sempre conservativo: con la fisioterapia è possibile ridurre il ricorso ai farmaci. 

Il percorso riabilitativo viene impostato in base alle esigenze del singolo paziente, e comprende:

  • la riduzione del dolore attraverso terapie strumentali come tecarterapia, radiofrequenza pulsata e neuromodulazione,che ci permettono di andare ad agire sull’infiammazione
  • il trattamento dei tessuti molli e delle articolazioni attraverso la terapia manuale
  • il recupero della mobilità, il rinforzo muscolare e la correzione delle posture scorrette con l’esercizio terapeutico e la ginnastica posturale.

A Polo Salute Lucca siamo specializzati nella cura della schiena: affidati al nostro Polo Salute Colonna per risolvere il tuo problema!

Polo Salute Lucca | Postura e mal di schiena

Postura e mal di schiena

Si parla di disturbi posturali in caso di dolori e/o fastidi, spesso ricorrenti, imputabili al mantenimento di una postura scorretta.

Cos’è la postura?

La postura è definibile come l’atteggiamento e l’insieme di posizioni che i segmenti corporei assumono in risposta alle informazioni sull’ambiente circostante fornite al cervello dai nostri organi di senso (vista, senso dell’equilibrio, occlusione dentale, appoggio dei piedi..).

 La postura è quindi la risposta del corpo ad affrontare le diverse situazioni ambientali (temperatura, precipitazioni, terreno, ecc), biomeccaniche, neurofisiologiche, emotive e relazionali.

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La postura provoca mal di schiena?

Una postura idonea ed efficiente è fondamentale per evitare l’insorgenza di problematiche muscolo-scheletriche, anche gravi e invalidanti.

Purtroppo, a causa dello stile di vita spesso sedentario, è facile sviluppare fastidi soprattutto a carico della colonna vertebrale: l’80% della popolazione ha sofferto almeno una volta di mal di schiena, e nel 60-70% dei casi esiste la possibilità di una recidiva.

La colonna vertebrale presenta delle curvature fisiologiche:

  • lordosi cervicale
  • cifosi dorsale
  • lordosi lombare
  • cifosi sacrale

Una corretta postura dovrebbe mantenerle, evitando rettilinizzazioni o accentuazioni patologiche, e permettere un corretto funzionamento muscolo-articolare.

Quali sono gli altri fattori di rischio legati al mal di schiena?

Oltre alla postura scorretta, concorrono a provocare vari tipi di mal di schiena (cervicalgia, dorsalgia e lombalgia) i seguenti fattori di rischio:

  • sedenterietà
  • sovrappeso o obesità
  • lavori pesanti
  • prolungata stazione eretta
  • posizioni errate mantenute
  • frequenti flessioni e/o torsioni
  • osteoporosi
  • traumi
  • artrosi
  • età
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    Come migliorare la tua postura?

    • La migliore prevenzione e cura è l’attività fisica: è molto importante contrastare tutte le ore che passi in posizioni viziate (stare gobbi alla scrivania, oppure in piedi appoggiati sempre sulla stessa gamba, ecc) con esercizi specifici di:
      • coordinazione, per imparare (o meglio re-imparare) gli schemi motori corretti e attivare i muscoli ipotonici
      • rinforzo, per aumentare la forza dell’apparato muscolo-tendineo (in particolare del Core, ovvero tutti quei muscoli che stabilizzano sia in chiave statica che dinamica il busto) e quindi prevenire gli infortuni
      • mobilità, per recuperare un ROM (Range of Motion, ovvero ampiezza di movimento) articolare completo e fisiologico, tramite esercizi di allungamento sia statico che dinamico

       È importante fare movimento quotidianamente, per almeno 3 buoni motivi .

    Come migliorare la tua postura alla scrivania?

    È possibile adottare alcune buone abitudini per prevenire i tuoi problemi legati alla vita lavorativa o causati dalle ore seduto in smartworking con postazioni non idonee:

    • cambiare spesso posizione
    • rilassare le spalle e mantenere il torace aperto
    • non accavallare le gambe 
    • allungare delicatamente i muscoli
    • usare supporti per la schiena
    • alzarsi periodicamente e fare brevi passeggiate

    E se i disturbi posturali sono già iniziati?

    Per trattare disturbi posturali già insorti si ricorre alla riabilitazione con metodo Mezieres, un trattamento svolto individualmente con un fisioterapista specificatamente formato, che mira a recuperare una postura simmetrica ed equilibrate, indicato per:

    A Polo Salute Lucca siamo specializzati nell’esercizio terapeutico e nella ginnastica posturale, in modo da strutturare un programma cucito su misura sulle tue esigenze e problematiche.

    Polo Salute Lucca | Guida alla visita medico sportiva

    Guida alla visita medico sportiva

    Se fai sport, quasi sicuramente ti sarà stato chiesto di sottoporti a una visita medica per verificare il tuo stato di salute: questo articolo ti sarà utile per prepararti e arrivare presso la nostra struttura con tutti i documenti necessari!

    La visita medico sportiva è obbligatoria?

    La visita sportiva è obbligatoria per le attività agonistiche e non agonistiche, mentre per quelle amatoriali e ludico-motorie è facoltativa ma consigliata, poiché vengono comunque raccolti dati utili al medico per stabilire lo stato di salute.

    Polo Salute Lucca | Guida alla visita medico sportiva

    Come avviene la visita non agonistica?

    La visita si svolge come segue:

    • anamnesi (raccolta di informazioni generali dell’individuo, presenza di patologie familiari, uso di alcolici, fumo, medicine..)
    • dati antropometrici (peso, altezza)
    • auscultazione toracica
    • misurazione della pressione
    • elettrocardiogramma a riposo

    Se la visita non evidenzia alcuna anomalia, il medico rilascerà immediatamente il certificato per l’attività sportiva non agonistica.

    Cosa portare?

    Ricordati di presentarti con:

    • libretto sanitario sportivo (se in possesso) 
    • documento di identità e codice fiscale 
    • eventuale documentazione sanitaria pregressa 

    In caso di minore, è necessaria la presenza di un genitore, o tutore legale in possesso del documento di identità e delega di quest’ultimo.



    Come si svolge la visita per l’attività agonistica?

    La visita agonistica deve stabilire l’idoneità alla partecipazione a gare e competizioni organizzate all’interno delle federazioni sportive, dove la ricerca di una performance impone maggiori sforzi al fisico, ed è quindi più approfondita:

    • anamnesi (raccolta di informazioni generali dell’individuo, presenza di patologie familiari, uso di alcolici, fumo, medicine..)
    • dati antropometrici (peso, altezza)
    • auscultazione toracica
    • misurazione della pressione
    • elettrocardiogramma a riposo e sotto sforzo
    • spirometria

    In particolare, l’elettrocardiogramma sotto sforzo viene eseguito dopo aver applicato degli elettrodi sul torace, salendo e scendendo da un gradino o, se l’atleta ha più di 40 anni, effettuando la prova sul cicloergometro. 

    Successivamente all’ECG sotto sforzo viene effettuata la spirometria, con apposito boccaglio monouso, per valutare la capacità respiratoria statica e dinamica e la capacità vitale forzata (FVC).

    In caso di sintomi o anomalie sul tracciato ECG, il medico valuterà l’interruzione del test e potrebbe consigliare di indagare con esami più approfonditi.

    Cosa portare per la visita agonistica?

    Per effettuare la visita agonistica è necessario portare:

    • la richiesta della tua società sportiva timbrata e firmata
    • il documento che attesti l’avvenuta vaccinazione antitetanica 
    • un campione di urine.
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    Quanto costa una visita medico sportiva?

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    Aggiornamento COVID & visita per l’idoneità agonistica

    Se hai contratto il COVID-19 e:

    • hai effettuato un ciclo vaccinale completo, puoi effettuare la visita dopo 7 giorni dal risultato negativo
    • non hai effettuato un ciclo vaccinale completo, devi attendere 14 giorni dalla negativizzazione
    • hai assunto cortisone, eparina e/o antibiotici il periodo di attesa dal primo tampone negativo è di 30 giorni

    Dovrai sempre mostrare il tampone positivo e quello negativo (se certificati), il green pass da guarigione e/o il certificato di fine isolamento.

    Se, a causa del Covid, hai dovuto fare una terapia antibiotica, cortisonica e/o eparinica, durante la visita medico sportiva agonistica verranno eseguiti:

    • test al cicloergometro con misurazione saturazione
    • ecocardio
    • ECG Holter
    • esami ematochimici
    • spirometria

    In caso di ricovero ospedaliero è inoltre necessario portare anche un test cardiopolmonare.



     

    Da Polo Salute Lucca siamo specializzati nella medicina sportiva e, forti di un nutrito staff medico e delle migliori attrezzature, possiamo garantirti una prenotazione in tempi brevi.

    Polo Salute Lucca | La distorsione di caviglia: gestione, riabilitazione e prevenzione

    La distorsione di caviglia: gestione, riabilitazione e prevenzione

    La distorsione di caviglia è l’infortunio più frequente tra i runner e uno dei traumi muscolo scheletrici più comuni sia nella quotidianità che nell’ambito sportivo, dove rappresenta il 14-21% di tutte le lesioni. 

    Cos’è una distorsione?

    Comunemente ed erroneamente chiamata “storta”, la distorsione è una perdita momentanea e incompleta dei rapporti articolari tra le due estremità dell’osso. Coinvolge tendini, legamenti, muscoli e si differenzia dalla lussazione, che è invece caratterizzata da uno spostamento permanente dei capi articolari. 

    Polo Salute Lucca | La distorsione di caviglia: gestione, riabilitazione e prevenzione

    Cenni di anatomia e meccanismo di lesione

    La caviglia è la porzione compresa tra piede e gamba, comprende le articolazioni di tibia, perone, astragalo, il legamento deltoideo nel versante mediale e 3 legamenti sul comparto laterale: 

    • il peroneo-astragalico anteriore (PAA) 
    • il peroneo-calcaneare (PC) 
    • il peroneo-astragalico posteriore (PAP) 

    Tipicamente, il meccanismo della lesione avviene in 2 modi: 

    • in inversione (85-90%), con la rotazione della pianta del piede del piede verso l’interno e l’interesamento dei legamenti laterali 
    • in eversione (10-15%), quando la rotazione della pianta del piede è verso l’esterno e c’è l’interessamento del legamento deltoideo. 

    Come si classificano?

    Le distorsioni si classificano in: 

    • primo grado; tumefazioni ed ematoma contenuti, stiramento senza lesione dei legamenti 
    • secondo grado; tumefazione ed ematoma diffuso, rottura parziale del legamento PAA 
    • terzo grado; tumefazione importante, vasto ematoma, instabilità di cavilia, lesione completa dei legamenti (PAA, PAP, PC) 

    Come si riconosce una distorsione di caviglia?

    I segni e sintomi variano in base alla gravità dell’infortunio, e sono: 

    • dolore localizzato che aumenta sotto carico 
    • gonfiore 
    • edema 
    • ematoma 
    • instabilità e zoppia 
    • limitazione dei movimenti 

    Fattori di rischio

    Ci sono alcuni fattori che possono predisporre più facilmente una distorsione alla caviglia: 

    • Sport (calcio, basket, pallavolo, atletica) 
    • Età (più comune tra i 15-19 anni) 
    • Sovrappeso/obesità 
    • Caviglia dell’arto dominante (nel 68%) 
    • Traumi/pecedenti distorsioni 
    • Lassità legamentosa/squilibri muscolari 
    • Uso di calzature non idonee 
    Polo Salute Lucca | La distorsione di caviglia: gestione, riabilitazione e prevenzione

    Complicanze

    Una lesione trascurata o non riabilitata può determinare la comparsa di dolore cronico o l’instabilità della caviglia, con cedimenti dell’articolazione e recidive soprattutto durante l’attività sportiva: dopo 3-4 anni dalla distorsione il 74% delle persone ha ancora sintomi residui come sinoviti, tendiniti, rigidità e limitazione funzionale; alcuni di questi permangono anche a distanza di oltre 6 anni nel 39% dei pazienti. 

    Le complicanze principali, immediate o tardive, di una distorsione sono rappresentate da: 

    • Fratture (Maisonneuve, metatarsali, del processo anteriore del calcagno, dell’astragalo) 
    • Instabilità funzionale 
    • Instabilità meccanica (lassità) 
    • Lesione della sindesmosi (soprattutto associata alle distorsioni in eversione) 
    • Lesioni osteocondrali (15-25%) 
    • Lesioni tendinee (muscoli peronei) 
    • Lesioni legamentose 
    • Sindrome del cuboide 

    Cosa fare dopo una distorsione?

    Subito dopo il trauma è indicato applicare il protocollo PEACE&LOVE per la gestione del danno e delle buone pratiche terapeutiche: 

    Protection; proteggere la parte lesa evitano di peggiorare il dolore 

    Elevation; tenere elevato l’arto infortunato 

    Avoid; evitare antinfiammatori e ghiaccio che inibirebbero il processo di guarigione 

    Compression; compressione attraverso una fascia elastica o taping 

    Education; educazione del paziente su comportamenti da tenere ed evitare 

    Load; aggiungere carico e movimento in modo graduale 

    Optimisme; rimanere ottimisti circa il processo di guarigione 

    Vascular; scegliere attività che favoriscano la vascolarizzazione del tessuto colpito 

    Exercise; esercizi di rinforzo, mobilità ed equilibrio 

    La riabilitazione

    I tempi di recupero variano in base alla gravità della lesione, ma sono generalmente compresi tra 3-6 settimane per tornare alle attività della vita quotidiana e lavorativa, e fino a 10 per il ritorno alla pratica sportiva occorrono 10 settimane. 

    • fase 1: ripresa del movimento e riduzione di dolore e edema dei tessuti molli, attraverso diverse tecniche di trattamento (terapia manuale, linfodrenaggio, taping neuromuscolare) e strumentali (tecarterapia, laserterapia, magnetoterapia, ultrasuoni) 
    • fase 2: recupero della forza, della deambulazione e della propriocettività attraverso esercizio terapeutico, stretching e mobilizzazioni manuali 
    • fase 3: recupero della funzionalità dell’arto, preparazione sport-specifica e prevenzione delle recidive 

    Le distorsioni si possono prevenire?

    Per prevenire gli infortuni è raccomandata l’esecuzione di esercizi per il mantenimento della mobilità articolare su tutti i piani di movimento, con movimenti che simulino il meccanismo traumatico, utilizzo di superfici instabili per sviluppare equilibrio e coordinazione stretching per aumentare la flessibilità. 

    È inoltre necessario migliorare la forza muscolare dei distretti interessati per stabilizzare l’articolazione, sia dinamica che statica. 

    Il bendaggio funzionale può aiutare a prevenire recidive durante l’attività. 

    Polo Salute Lucca | La lesione alla cuffia dei rotatori

    La lesione alla cuffia dei rotatori

    Le lesioni alla cuffia dei rotatori sono tra le più frequenti cause di dolore alla spalla e possono essere causate da traumi acuti o da degenerazione a lungo termine. 

    Cenni di anatomia

    La cuffia dei rotatori è una struttura adesa alla capsula articolare di spalla che deprime e stabilizza la testa omerale, favorendo i movimenti di elevazione e vreando un fulcro stabile per l’azione di altri muscoli. 

    È formata da 4 tendini di muscoli rotatori scapolo-omerali: 

    • sovraspinato 
    • sottospinato 
    • piccolo rotondo 
    • sottoscapolare 
    Polo Salute Lucca | La lesione alla cuffia dei rotatori

    Quali sono le cause delle lesioni alla cuffia?

    Le cause sono multifattoriali: 

    • età 
    • predisposizione individuale 
    • alterazioni morfologiche 
    • cause lavorative, con attività ripetute con movimenti al di sopra della testa 
    • fumo 
    • alterato equilibrio dei vettori di forza della muscolatura rotatoria 
    • impingment (o sindrome da conflitto subacromiale), per riduzione dello spazio anatomico in cui transitano i tendini dei muscolo rotatori 
    • deficit vascolare tendineo, con ulteriore ipovascolarizzazione dovuta alla compressione tendinea nello spazio subacromiale 

    Come si classificano le lesioni di cuffia?

    La classificazione di Neer, introdotta nel 1972, è usata per descrivere le lesioni negli stadi del conflitto subacromiale: 

    • stadio I; presenza di edema ed emorragia, reversibile con trattamento conservativo 
    • stadio II; ispessimento della borsa, tendinite della cuffia dei rotatori, fibrosi con o senza rottura parziale tendinea 
    • stadio III; rottura della cuffia dei rotatori ed eventuale lesione del capo lungo del bicipite 

    Le lesioni possono trovarsi sul versante articolare o, più raramente, sul versante borso-tendineo, quelle non trattate possono estendersi di 4-5 mm l’anno e progredire nel tempo, fino all’impossibilità di compiere alcuni movimenti. 

    Come si manifesta?

    Una spalla con lesione di cuffia non presenta limitazione articolare passiva ma risulterà più debole nei movimenti attivi e nei test specifici di spalla. 

    Il dolore nella patologia di cuffia è sordo e profondo, non sempre ben localizzato, aumenta di notte durante specifici movimenti o posizioni (sfilarsi una maglietta, indossare un cappotto, mettere le braccia conserte..), e può inoltre causare un deficit di forza. 

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    Il trattamento della lesione di cuffia

    Quando si instaura una lesione è importante evitare che la perdita di funzionalità del tendine favorisca la sostituzione di tessuto muscolare con tessuto adiposo disfunzionale al movimento, condizione irreversibile. L’approccio conservativo o chirurgico è condizionato oltre che dall’età anche dall’entità del danno, dai deficit funzionali, dall’intensità del dolore e dalle motivazioni del paziente stesso. 

    • il trattamento chirurgico è consigliato nelle lesioni di cuffia in pazienti con meno di 65-70 anni e può consistere in una sutura tendinea in artroscopia in caso di lesione incompleta, ancoraggio del tendine all’osso, protesi inversa di spalla in caso di lesione massiva. 
    • il trattamento conservativo fisioterapico prevede esercizi di rinforzo muscolare, controllo neuromotorio e recupero della propriocezione. 

    La riabilitazione post chirurgica

    Dopo l’intervento di sutura è previsto un periodo di immobilizzazione con tutore, per favorire la cicatrizzazione dei tessuti riparati. La durata della riabilitazione per il recupero completo della funzionalità non è standardizzabile ma varia da paziente a paziente, in base alle condizioni e al tipo di intervento, e consiste in più fasi: 

    • 0-15 giorni: periodo di immobilizzazione con movimenti attivi di mano e gomito, esercizi pendolari di Codman e massaggi parascapolari; obiettivo in questa fase è la riduzione del dolore senza stressare l’articolazione 
    • 15-45 giorni: mobilizzazioni passive da parte del fisioterapista, iniziale lavoro attivo per ristabilire il giusto ritmo scapolo-omerale e rimuovere compensi o movimenti viziati 
    • Dal 45° giorno: inserimento di esercizi di rinforzo isotonici e con resistenze elastiche a carico graduale, a catena aperta e a catena chiusa, cercando di restituire il corretto rapporto di forza tra muscoli intra ed extrarotatori. 
    • Dal 75° giorno:aggiunta di esercizi isotonici specifici, globali o distrettuali, a catena aperta e chiusa, per recuperare il gesto lavorativo o sport-specifico 
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