Polo Salute Lucca | Guida alla visita medico sportiva

Guida alla visita medico sportiva

Se fai sport, quasi sicuramente ti sarà stato chiesto di sottoporti a una visita medica per verificare il tuo stato di salute: questo articolo ti sarà utile per prepararti e arrivare presso la nostra struttura con tutti i documenti necessari!

La visita medico sportiva è obbligatoria?

La visita sportiva è obbligatoria per le attività agonistiche e non agonistiche, mentre per quelle amatoriali e ludico-motorie è facoltativa ma consigliata, poiché vengono comunque raccolti dati utili al medico per stabilire lo stato di salute.

Polo Salute Lucca | Guida alla visita medico sportiva

Come avviene la visita non agonistica?

La visita si svolge come segue:

  • anamnesi (raccolta di informazioni generali dell’individuo, presenza di patologie familiari, uso di alcolici, fumo, medicine..)
  • dati antropometrici (peso, altezza)
  • auscultazione toracica
  • misurazione della pressione
  • elettrocardiogramma a riposo

Se la visita non evidenzia alcuna anomalia, il medico rilascerà immediatamente il certificato per l’attività sportiva non agonistica.

Cosa portare?

Ricordati di presentarti con:

  • libretto sanitario sportivo (se in possesso) 
  • documento di identità e codice fiscale 
  • eventuale documentazione sanitaria pregressa 

In caso di minore, è necessaria la presenza di un genitore, o tutore legale in possesso del documento di identità e delega di quest’ultimo.



Come si svolge la visita per l’attività agonistica?

La visita agonistica deve stabilire l’idoneità alla partecipazione a gare e competizioni organizzate all’interno delle federazioni sportive, dove la ricerca di una performance impone maggiori sforzi al fisico, ed è quindi più approfondita:

  • anamnesi (raccolta di informazioni generali dell’individuo, presenza di patologie familiari, uso di alcolici, fumo, medicine..)
  • dati antropometrici (peso, altezza)
  • auscultazione toracica
  • misurazione della pressione
  • elettrocardiogramma a riposo e sotto sforzo
  • spirometria

In particolare, l’elettrocardiogramma sotto sforzo viene eseguito dopo aver applicato degli elettrodi sul torace, salendo e scendendo da un gradino o, se l’atleta ha più di 40 anni, effettuando la prova sul cicloergometro. 

Successivamente all’ECG sotto sforzo viene effettuata la spirometria, con apposito boccaglio monouso, per valutare la capacità respiratoria statica e dinamica e la capacità vitale forzata (FVC).

In caso di sintomi o anomalie sul tracciato ECG, il medico valuterà l’interruzione del test e potrebbe consigliare di indagare con esami più approfonditi.

Cosa portare per la visita agonistica?

Per effettuare la visita agonistica è necessario portare:

  • la richiesta della tua società sportiva timbrata e firmata
  • il documento che attesti l’avvenuta vaccinazione antitetanica 
  • un campione di urine.
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Quanto costa una visita medico sportiva?

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Aggiornamento COVID & visita per l’idoneità agonistica

Se hai contratto il COVID-19 e:

  • hai effettuato un ciclo vaccinale completo, puoi effettuare la visita dopo 7 giorni dal risultato negativo
  • non hai effettuato un ciclo vaccinale completo, devi attendere 14 giorni dalla negativizzazione
  • hai assunto cortisone, eparina e/o antibiotici il periodo di attesa dal primo tampone negativo è di 30 giorni

Dovrai sempre mostrare il tampone positivo e quello negativo (se certificati), il green pass da guarigione e/o il certificato di fine isolamento.

Se, a causa del Covid, hai dovuto fare una terapia antibiotica, cortisonica e/o eparinica, durante la visita medico sportiva agonistica verranno eseguiti:

  • test al cicloergometro con misurazione saturazione
  • ecocardio
  • ECG Holter
  • esami ematochimici
  • spirometria

In caso di ricovero ospedaliero è inoltre necessario portare anche un test cardiopolmonare.



 

Da Polo Salute Lucca siamo specializzati nella medicina sportiva e, forti di un nutrito staff medico e delle migliori attrezzature, possiamo garantirti una prenotazione in tempi brevi.

Polo Salute Lucca | La distorsione di caviglia: gestione, riabilitazione e prevenzione

La distorsione di caviglia: gestione, riabilitazione e prevenzione

La distorsione di caviglia è l’infortunio più frequente tra i runner e uno dei traumi muscolo scheletrici più comuni sia nella quotidianità che nell’ambito sportivo, dove rappresenta il 14-21% di tutte le lesioni. 

Cos’è una distorsione?

Comunemente ed erroneamente chiamata “storta”, la distorsione è una perdita momentanea e incompleta dei rapporti articolari tra le due estremità dell’osso. Coinvolge tendini, legamenti, muscoli e si differenzia dalla lussazione, che è invece caratterizzata da uno spostamento permanente dei capi articolari. 

Polo Salute Lucca | La distorsione di caviglia: gestione, riabilitazione e prevenzione

Cenni di anatomia e meccanismo di lesione

La caviglia è la porzione compresa tra piede e gamba, comprende le articolazioni di tibia, perone, astragalo, il legamento deltoideo nel versante mediale e 3 legamenti sul comparto laterale: 

  • il peroneo-astragalico anteriore (PAA) 
  • il peroneo-calcaneare (PC) 
  • il peroneo-astragalico posteriore (PAP) 

Tipicamente, il meccanismo della lesione avviene in 2 modi: 

  • in inversione (85-90%), con la rotazione della pianta del piede del piede verso l’interno e l’interesamento dei legamenti laterali 
  • in eversione (10-15%), quando la rotazione della pianta del piede è verso l’esterno e c’è l’interessamento del legamento deltoideo. 

Come si classificano?

Le distorsioni si classificano in: 

  • primo grado; tumefazioni ed ematoma contenuti, stiramento senza lesione dei legamenti 
  • secondo grado; tumefazione ed ematoma diffuso, rottura parziale del legamento PAA 
  • terzo grado; tumefazione importante, vasto ematoma, instabilità di cavilia, lesione completa dei legamenti (PAA, PAP, PC) 

Come si riconosce una distorsione di caviglia?

I segni e sintomi variano in base alla gravità dell’infortunio, e sono: 

  • dolore localizzato che aumenta sotto carico 
  • gonfiore 
  • edema 
  • ematoma 
  • instabilità e zoppia 
  • limitazione dei movimenti 

Fattori di rischio

Ci sono alcuni fattori che possono predisporre più facilmente una distorsione alla caviglia: 

  • Sport (calcio, basket, pallavolo, atletica) 
  • Età (più comune tra i 15-19 anni) 
  • Sovrappeso/obesità 
  • Caviglia dell’arto dominante (nel 68%) 
  • Traumi/pecedenti distorsioni 
  • Lassità legamentosa/squilibri muscolari 
  • Uso di calzature non idonee 
Polo Salute Lucca | La distorsione di caviglia: gestione, riabilitazione e prevenzione

Complicanze

Una lesione trascurata o non riabilitata può determinare la comparsa di dolore cronico o l’instabilità della caviglia, con cedimenti dell’articolazione e recidive soprattutto durante l’attività sportiva: dopo 3-4 anni dalla distorsione il 74% delle persone ha ancora sintomi residui come sinoviti, tendiniti, rigidità e limitazione funzionale; alcuni di questi permangono anche a distanza di oltre 6 anni nel 39% dei pazienti. 

Le complicanze principali, immediate o tardive, di una distorsione sono rappresentate da: 

  • Fratture (Maisonneuve, metatarsali, del processo anteriore del calcagno, dell’astragalo) 
  • Instabilità funzionale 
  • Instabilità meccanica (lassità) 
  • Lesione della sindesmosi (soprattutto associata alle distorsioni in eversione) 
  • Lesioni osteocondrali (15-25%) 
  • Lesioni tendinee (muscoli peronei) 
  • Lesioni legamentose 
  • Sindrome del cuboide 

Cosa fare dopo una distorsione?

Subito dopo il trauma è indicato applicare il protocollo PEACE&LOVE per la gestione del danno e delle buone pratiche terapeutiche: 

Protection; proteggere la parte lesa evitano di peggiorare il dolore 

Elevation; tenere elevato l’arto infortunato 

Avoid; evitare antinfiammatori e ghiaccio che inibirebbero il processo di guarigione 

Compression; compressione attraverso una fascia elastica o taping 

Education; educazione del paziente su comportamenti da tenere ed evitare 

Load; aggiungere carico e movimento in modo graduale 

Optimisme; rimanere ottimisti circa il processo di guarigione 

Vascular; scegliere attività che favoriscano la vascolarizzazione del tessuto colpito 

Exercise; esercizi di rinforzo, mobilità ed equilibrio 

La riabilitazione

I tempi di recupero variano in base alla gravità della lesione, ma sono generalmente compresi tra 3-6 settimane per tornare alle attività della vita quotidiana e lavorativa, e fino a 10 per il ritorno alla pratica sportiva occorrono 10 settimane. 

  • fase 1: ripresa del movimento e riduzione di dolore e edema dei tessuti molli, attraverso diverse tecniche di trattamento (terapia manuale, linfodrenaggio, taping neuromuscolare) e strumentali (tecarterapia, laserterapia, magnetoterapia, ultrasuoni) 
  • fase 2: recupero della forza, della deambulazione e della propriocettività attraverso esercizio terapeutico, stretching e mobilizzazioni manuali 
  • fase 3: recupero della funzionalità dell’arto, preparazione sport-specifica e prevenzione delle recidive 

Le distorsioni si possono prevenire?

Per prevenire gli infortuni è raccomandata l’esecuzione di esercizi per il mantenimento della mobilità articolare su tutti i piani di movimento, con movimenti che simulino il meccanismo traumatico, utilizzo di superfici instabili per sviluppare equilibrio e coordinazione stretching per aumentare la flessibilità. 

È inoltre necessario migliorare la forza muscolare dei distretti interessati per stabilizzare l’articolazione, sia dinamica che statica. 

Il bendaggio funzionale può aiutare a prevenire recidive durante l’attività. 

Polo Salute Lucca | La lesione alla cuffia dei rotatori

La lesione alla cuffia dei rotatori

Le lesioni alla cuffia dei rotatori sono tra le più frequenti cause di dolore alla spalla e possono essere causate da traumi acuti o da degenerazione a lungo termine. 

Cenni di anatomia

La cuffia dei rotatori è una struttura adesa alla capsula articolare di spalla che deprime e stabilizza la testa omerale, favorendo i movimenti di elevazione e vreando un fulcro stabile per l’azione di altri muscoli. 

È formata da 4 tendini di muscoli rotatori scapolo-omerali: 

  • sovraspinato 
  • sottospinato 
  • piccolo rotondo 
  • sottoscapolare 
Polo Salute Lucca | La lesione alla cuffia dei rotatori

Quali sono le cause delle lesioni alla cuffia?

Le cause sono multifattoriali: 

  • età 
  • predisposizione individuale 
  • alterazioni morfologiche 
  • cause lavorative, con attività ripetute con movimenti al di sopra della testa 
  • fumo 
  • alterato equilibrio dei vettori di forza della muscolatura rotatoria 
  • impingment (o sindrome da conflitto subacromiale), per riduzione dello spazio anatomico in cui transitano i tendini dei muscolo rotatori 
  • deficit vascolare tendineo, con ulteriore ipovascolarizzazione dovuta alla compressione tendinea nello spazio subacromiale 

Come si classificano le lesioni di cuffia?

La classificazione di Neer, introdotta nel 1972, è usata per descrivere le lesioni negli stadi del conflitto subacromiale: 

  • stadio I; presenza di edema ed emorragia, reversibile con trattamento conservativo 
  • stadio II; ispessimento della borsa, tendinite della cuffia dei rotatori, fibrosi con o senza rottura parziale tendinea 
  • stadio III; rottura della cuffia dei rotatori ed eventuale lesione del capo lungo del bicipite 

Le lesioni possono trovarsi sul versante articolare o, più raramente, sul versante borso-tendineo, quelle non trattate possono estendersi di 4-5 mm l’anno e progredire nel tempo, fino all’impossibilità di compiere alcuni movimenti. 

Come si manifesta?

Una spalla con lesione di cuffia non presenta limitazione articolare passiva ma risulterà più debole nei movimenti attivi e nei test specifici di spalla. 

Il dolore nella patologia di cuffia è sordo e profondo, non sempre ben localizzato, aumenta di notte durante specifici movimenti o posizioni (sfilarsi una maglietta, indossare un cappotto, mettere le braccia conserte..), e può inoltre causare un deficit di forza. 

Polo Salute Lucca | La lesione alla cuffia dei rotatori

Il trattamento della lesione di cuffia

Quando si instaura una lesione è importante evitare che la perdita di funzionalità del tendine favorisca la sostituzione di tessuto muscolare con tessuto adiposo disfunzionale al movimento, condizione irreversibile. L’approccio conservativo o chirurgico è condizionato oltre che dall’età anche dall’entità del danno, dai deficit funzionali, dall’intensità del dolore e dalle motivazioni del paziente stesso. 

  • il trattamento chirurgico è consigliato nelle lesioni di cuffia in pazienti con meno di 65-70 anni e può consistere in una sutura tendinea in artroscopia in caso di lesione incompleta, ancoraggio del tendine all’osso, protesi inversa di spalla in caso di lesione massiva. 
  • il trattamento conservativo fisioterapico prevede esercizi di rinforzo muscolare, controllo neuromotorio e recupero della propriocezione. 

La riabilitazione post chirurgica

Dopo l’intervento di sutura è previsto un periodo di immobilizzazione con tutore, per favorire la cicatrizzazione dei tessuti riparati. La durata della riabilitazione per il recupero completo della funzionalità non è standardizzabile ma varia da paziente a paziente, in base alle condizioni e al tipo di intervento, e consiste in più fasi: 

  • 0-15 giorni: periodo di immobilizzazione con movimenti attivi di mano e gomito, esercizi pendolari di Codman e massaggi parascapolari; obiettivo in questa fase è la riduzione del dolore senza stressare l’articolazione 
  • 15-45 giorni: mobilizzazioni passive da parte del fisioterapista, iniziale lavoro attivo per ristabilire il giusto ritmo scapolo-omerale e rimuovere compensi o movimenti viziati 
  • Dal 45° giorno: inserimento di esercizi di rinforzo isotonici e con resistenze elastiche a carico graduale, a catena aperta e a catena chiusa, cercando di restituire il corretto rapporto di forza tra muscoli intra ed extrarotatori. 
  • Dal 75° giorno:aggiunta di esercizi isotonici specifici, globali o distrettuali, a catena aperta e chiusa, per recuperare il gesto lavorativo o sport-specifico 
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Polo Salute Lucca | La nevralgia del trigemino

La nevralgia del trigemino

La nevralgia del trigemino è un disturbo neuropatico che causa un forte dolore facciale, dovuto a un’alterazione del V nervo cranico. Si stima che ne soffra una persona ogni 10.000, soprattutto donne, ed è più comune dopo i 40 anni. 

Cenni di anatomia

Il nervo trigemino origina dal tronco cerebrale, con fibre sia sensitive che motorie. Presente su entrambi i lati del viso, si divide in tre branche: 

  • ramo oftalmico – innerva la parte superiore del volto, compreso l’occhio 
  • ramo mascellare – innerva guancia, mascella e cavità buccale 
  • ramo mandibolare – innerva mandibola, bocca, lingua e contribuisce alla deglutizione 
Polo Salute Lucca | La nevralgia del trigemino

Da cosa è causata?

Talvolta non è possibile risalire ad una causa specifica, e si parla di nevralgia idiopatica o primaria. 

La nevralgia secondaria è invece legata alla presenza di altri fattori, come la compressione del nervo stesso con conseguente alterazione del flusso assoplasmico e danno alla guaina mielinica, o malattie: 

  • vascolari, come un’anomalia dei vasi sanguigni 
  • tumorali, come neoplasie del nervo acustico 
  • neuro-degenerative, come la sclerosi mulipla 
  • infettive, come un’infezione da Herpes Zoster 

Quali sono i sintomi

La nevralgia del trigemino è solitamente caratterizzata da dolori lancinanti e intermittenti in aree specifiche del volto, solitamente da un solo lato. Le fitte si presentano come una scossa elettrica di durata variabile (da alcuni secondi a qualche minuto), e si possono ripetere più volte al giorno, per periodi continuativi intervallati da giorni/settimane di remissione. 

Sono coinvolte soprattutto le zone di fronte, occhio, zigomo e guancia fino al mento, in alcuni casi può essere presente un bruciore o essere associato un formicolio o una sensazione di intorpidimento. 

Viene spesso confusa con la cefalea a grappolo, per questo è necessario rivolgersi a un neurologo che si baserà su anamnesi, esame obiettivo ed eventuale prescrizione di sottoporsi a una risonanza magnetica per escludere altre patologie. 

Ci sono gesti o attività che scatenano il dolore?

Esistono delle attività della vita quotidiana che possono scatenare o acuire la sintomatologia, a causa delle stimolazioni nella zona o dei movimenti compiuti dalle articolazioni adiacenti: 

  • sbadigliare 
  • masticare 
  • truccarsi, struccarsi o farsi la barba 
  • lavarsi i denti 
  • caldo/freddo improvviso (per cibi o bevande o condizioni metereologiche) 
Polo Salute Lucca | La nevralgia del trigemino

Come si cura?

Spesso la nevralgia del trigemino viene trattata con farmaci anticonvulsivanti, che però hanno numerosi effetti collaterali (nausea, vertigini, stanchezza..), o vengono utilizzati miorilassanti, antidepressivi e, più raramente, antidolorifici. 

Negli ultimi anni sono stati sviluppati anche approcci fisioterapici, privi di effetti collaterali e non invasivi: 

  • la radiofrequenza pulsata, una particolare emissione ad impulsi che consente un effetto analgesico e la riduzione di infiammazione ed edema, quando presenti 
  • la neuromodulazione, una terapia indolore specifica per il nervo, grazie alla quale è possibile intervenire sulla qualità tissutale, sul flusso assoplasmico e sul microcircolo attraverso impulsi di varie frequenze, applicati attraverso elettrodi cutanei 

Nei casi più gravi è previsto l’intervento chirurgico con una decompressione o una lesione del nervo, per interrompere gli stimoli dolorosi. 

Polo Salute Lucca | DOMS: no, non è “acido lattico” 

DOMS: no, non è “acido lattico” 

Cosa sono i DOMS

I DOMS (dall’acronimo inglese Delayed Onset Muscle Soreness) sono dolori muscolari a insorgenza ritardata. Questo fenomeno, molto frequente negli sportivi, si manifesta come un indolenzimento muscolare, raggiunge il picco dopo 24-48 ore e si estingue entro 96 ore. 

Come si classificano

I dolori muscolari generati dall’attività fisica possono essere classificati in: 

  • AOMS (Acute Onset Muscle Soreness), quando l’indolenzimento muscolare ha insorgenza acuta, durante e/o immediatamente dopo l’allenamento. Viene percepito come un senso di bruciore o dolore, correlato all’eccesso di acido lattico tipico dell’allenamento anaerobico, ed è un evento transitorio poiché l’acido lattico viene smaltito entro 1 ora dalla fine dello sforzo 
  • DOMS (Delayed Onset Muscle Soreness), quando l’indolenzimento muscolare ha insorgenza ritardata rispetto all’attività fisica svolta, 24- 48 ore dopo 

Quali sono i sintomi

I DOMS si presentano con vari sintomi, tra cui: 

  • Dolore, massimo dopo 1-3 giorni dallo sforzo fisico e che regredisce entro 7 giorni, per stimolazione chimica e meccanica dei recettori nervosi all’interno dei muscoli e della fascia 
  • perdita di forza dei muscoli, sia agonisti che antagonisti, massima nelle 48 ore post-attività ma che può protrarsi fino a 5 giorni, per un’alterazione temporanea della frequenza di scarica delle unità motorie 
  • rigidità, gonfiore e fragilità muscolare, che possono insorgere a distanza di 3-4 giorni dall’esercizio fisico e si risolvono entro 7-10 giorni, alterando la meccanica del gesto in una sorta di meccanismo di auto-protezione 
Polo Salute Lucca | DOMS: no, non è “acido lattico” 

Da cosa sono causati

Sono numerosi i fattori che influenzano l’insorgenza dei DOMS, ma la causa principale sembra essere legata alle caratteristiche del tessuto, muscolare e connettivo-fasciale, che riveste la muscolatura stessa. Le tensioni che si generano durante lo svolgimento dell’attività fisica possono causare microlesioni nel tessuto muscolare, a livello dei filamenti di actina e miosina o nel tessuto fasciale che riveste la muscolatura, questo provoca un’infiammazione locale con produzione di edema e compressione delle terminazioni nervose. 

Sono associati a sforzo fisico, indipendentemente dal livello di allenamento dell’individuo, e insorgono soprattutto in seguito ad attività con un’intensità maggiore rispetto al livello di allenamento: l’esercizio eccentrico (come una corsa in discesa) provoca più DOMS rispetto a un esercizio con contrazioni concentriche e/o isometriche. 

 

Cosa comportano?

Fare esercizio fisico con i DOMS non aggrava la condizione, ma essi causano alterazioni alla meccanica di movimento che possono portare a un aumento di tensioni su alcune strutture e sviluppo di problemi secondari; ecco perché negli anni il trattamento del DOMS dopo attività fisica è diventato sempre più importante. 

Come si trattano i DOMS?

Esistono vari trattamenti per ridurre l’indolenzimento muscolare: 

  • crioterapia, diffusa soprattutto a livello sportivo professionistico. Attraverso l’immersione in acqua fredda o in vasche crioterapiche con temperatura compresa tra -140 e -195 °C si ha un effetto antidolorifico e si provoca una vasocostrizione che riduce l’edema della risposta infiammatoria 
  • esercizio aerobico dolce, come defaticamento muscolare attivo. Lo svolgimento di un’attività aerobica leggera aumenta l’afflusso sanguigno a livello muscolare, riduce le rigidità muscolo-fasciali e stimola la produzione di endorfine cerebrali, abbassando i livelli di dolore percepito 
  • massaggio, defaticante e drenante. La massoterapia aumenta la vascolarizzazione locale, riduce l’edema infiammatorio e il cortisolo, stimola la produzione di beta-endorfine 
  • pistole massaggianti o pedane specifiche, nel breve termine la vibrazione mobilizza i tessuti più profondi, riduce le aderenze muscolo-fasciali e aumenta l’afflusso sanguigno. Inoltre, attiva i meccanorecettori dei fusi neuromuscolari e della fascia connettivale, che riducono lo stimolo del dolore.