Polo Salute Lucca | Tesla Care FMS: Scopri l'efficienza di questo trattamento

Tesla Care FMS: Scopri l’efficienza di questo trattamento

Cos’è la Tesla care FMS

La Tesla Care FMS (Functional Magnetic Stimulation) è una terapia di nuova concezione che utilizza  campi magnetici ad alta intensità. Tale terapia si è dimostrata efficace nell’incontinenza urinaria e fecale e nei disturbi del pavimento pelvico ma anche per i problemi muscolo-scheletrici. 

Il punto di forza della Tesla Care FMS, oltre alla comprovata efficacia, è la possibilità di intervenire sui problemi in modo veloce ma soprattutto non invasivo.

La macchina genera impulsi elettromagnetici ad alta intensità (fino a 3 Tesla) applicati attraverso dei solenoidi (elettrodi) utilizzabili manualmente o posti all’interno di una speciale poltrona.

La poltrona è studiata per l’incontinenza e i disturbi del pavimento pelvico: grazie all’utilizzo dei campi magnetici, durante la terapia non c’è bisogno del contatto con la pelle e il trattamento avviene con il paziente vestito, al contrario della maggior parte delle terapie in quanto prevedono l’utilizzo di sonde anali o vaginali.

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Quando si usa la Tesla care FMS

La Tesla Care FMS è indicata in tutte le patologie del basso tratto urinario: Incontinenza urinaria (da stress, da sforzo, mista), Incontinenza post prostatectomia, Incontinenza fecale, Nicturia (perdite notturne).

  • Nella riabilitazione del pavimento pelvico post parto e post chirurgia
  • Nelle disfunzioni del pavimento pelvico: Nevralgia del nervo pudendo, Vaginismo, Vulvodinia, Prolassi lievi, Riduzione del tono vaginale, Prostatite, Emorroidi.
  • Nei dolori muscolo-scheletrici: Cervico-brachialgie, Lombosciatalgie, Contratture muscolari, Artrosi.

Grazie alla generazione di potenti contrazioni muscolari è utile nel potenziamento muscolare, il core-stability e la tonificazione e nella diastasi addominale.

Studi

Oltre alla testimonianza dei risultati clinici troviamo numerosi studi a supporto dell’efficacia dei trattamenti:

TREATMENT OF FEMALE URINARY INCONTINENCE WITH MAGNETIC STIMULATION: IS IT EFFECTIVE OR NOT? 

Lukanovic D1, Kunic T1, Lugovski S1, Barbic M1 – 1.University Cli- nical Center Ljubljana

CONCLUSIONI: la terapia di stimolazione magnetica è efficace nel trattamento dell’incontinenza urinaria, riduce la perdita di urina in tutti le tipologie di incontinenza

EXTRACORPOREAL MAGNETIC STIMULATION FOR THE TREATMENT OF STRESS AND URGE INCONTINENCE IN WOMEN – RESULTS OF 1 – YEAR FOLLOW-UP 

(Unsal A., et al. Scand J Urol Nephrol. 2003)

CONCLUSIONI: La terapia di stimolazione magnetica extra- corporea offre un trattamento non invasivo, efficace, indolore per incontinenza femminile da stress e urge.

STIMOLAZIONE MAGNETICA PULSATA PER INCONTINENZA URINARIA DA STRESS: FOLLOWUP DEI RISULTATI AD UN ANNO 

J Urol. 2017 May; 197(5):1302-1308. Doi: 10.1016/j.juro.2016.11.091. Epub 2016 Nov 18 Lim R1, Liong ML2, Leong WS3, Karim Khan NA4, Yuen KH5

CONCLUSIONI: Incoraggiante risposta a lungo termine le percentuali mostrano che la stimolazione magnetica è un’alternativa attrattiva non chirurgica per pazienti che non vogliono operarsi.

HIGH-POWER MAGNETOTHERAPY: A NEW WEAPON IN URINARY INCONTINENCE? 

Vadala Maria, Palmieri Beniamino et all… University of Modena and Reggio Emilia Medical School.

CONCLUSIONI: Questo studio preliminare ha dimostrato che FMS (3 settimane per 3 trattamenti a settimana) miglio- ra l’incontinenza urinaria e può essere un efficace tratta- mento per i disturbi urogenitali.

EFFECTS OF EXTRACORPOREAL MAGNETIC STIMULA- TION IN FECAL INCONTINENCE

Luigi Brusciano*, Claudio Gambardella, Giorgia Gualtieri, Gianmattia Terracciano, Salvatore Tolone, Michele Schiano di Visconte, Ugo Grossi, Gianmattia del Genio, Ludovico Docimo

CONCLUSIONI: FMS è un trattamento sicuro, non invasivo e indolore per la cura dell’incontinenza fecale. Potrebbe essere raccomandato per selezionati pazienti con inconti- nenza fecale di natura non chirurgica per garantire un rapido miglioramento clinico.

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Prolasso

Cos’è il prolasso

Il prolasso è la discesa verso il basso degli organi pelvici, con o senza fuoriuscita, e si manifesta quando i muscoli e i legamenti pelvici si indeboliscono, per traumi o lesioni, non riuscendo più a mantenere tali organi nella loro corretta posizione. 

Tra i principali fattori di rischio, modificabili e non, è possibile ritrovare: 

  • età >40 anni 
  • pavimento pelvico costituzionalmente debole 
  • sovrappeso od obesità 
  • menopausa 
  • fumo di sigaretta 
  • tosse o bronchite cronica 
  • sollevamento ripetuto di pesi 
  • familiarità 
  • parto naturale 
  • gravidanze gemellari 
  •  intervento chirurgico pelvico 

In caso di prolasso di grado lieve il paziente può essere asintomatico, mentre i sintomi associati a un prolasso di grado medio o grave sono principalmente: 

  • dolore addominale, pelvico e/o lombare 
  • perdite urinarie 
  • cistiti e/o infezioni urinarie 
  • ematuria (presenza di sangue nelle urine) 
  • dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali) 
  • defecazione ostruita 
  • sensazione di pressione o “rigonfiamento” 
  • sensazione di svuotamento incompleto 
  • sensazione di urgenza minzionale 

Esistono diversi tipi di prolasso di organi pelvici, e traggono beneficio da un approccio multidisciplinare basato sulla riduzione dei fattori di rischio modificabili, fisioterapia del pavimento pelvico con esercizi di rinforzo e di Kegel, controllo nutrizionale con dieta adeguata in fibre, terapia medica e/o ormonale e, nei casi gravi, intervento chirurgico. 

Rettocele

Chiamato anche prolasso rettale, è lo scivolamento verso il basso dell’ultimo tratto dell’intestino dalla sua sede anatomica, che può portare a un’erniazione della parete anteriore rettale e spesso comporta un’ostruzione della defecazione. 

Nelle donne, che ne soffrono in tarda età, si parla di rettocele quando il retto termina nella parte posteriore della vagina, 

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mentre negli uomini, che ne soffrono già dai 30 anni, si parla di prolasso quando le pareti del retto fuoriescono dall’ano. 

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In base alla sua dimensione si classifica in: 

  • piccolo, se < 2 cm 
  • medio, se compreso tra 2-4 cm 
  •  grande, se > 4 cm 

Inoltre, può essere: 

  • completo, se la parete esce completamente dall’orifizio anale; 
  • mucoso, se fuoriesce solo la mucosa rettale come nelle emorroidi non trattate intussuscezione interna, in cui il retto prolassa ma senza fuoriuscire 

Cistocele

Conosciuto come “prolasso vescicale”, è una condizione medica in cui la vescica scivola dalla sua posizione anatomica alla parete anteriore della vagina. 

Spesso associato a uretrocele, chiamato cistouretrocele, è complicato da infezioni ricorrenti delle vie urinarie e ritenzione urinaria. 

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Uretrocele

Noto come “prolasso uretrale”, è la dilatazione verso l’esterno di un segmento dell’uretra, il condotto che permette la fuoriuscita dell’urina dalla vescica. 

L’uretrocele può essere: 

  • congenito, presente alla nascita per di malformazioni delle vie urinarie 
  • acquisito: non presente alla nascita, per dilatazione causato da calcoli, per perforazioni successive alla rottura di ascessi o cisti, secondario a interventi di uretroplastica o utilizzo di catetere permanente 

Se l’uretrocele è causato da un calcolo, si verificano ritenzione urinaria, coliche renali e problematiche minzionali, oltre che difficoltà di erezione nell’uomo. 

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Enterocele

L’enterocele è l’erniazione di un’ansa intestinale nel canale vaginale, con spostamento dell’utero verso il basso, che può provocare un’ostruzione dell’intestino retto. 

Si distinguono diversi tipi di enterocele: 

  • congenita, provocato da modifiche anatomiche della tasca del Douglas 
  • iatrogena, successiva a interventi chirurgichi 
  • da pulsione, per incremento costante della pressione addominale 
  • da trazione, causato di perdita di supporto del pavimento pelvico; 

Spesso è visibile una massa o rigonfiamento quando il paziente è in piedi, associato a dolore nella deambulazione e in posizione eretta prolungata , e sollievo nella posizione coricata. 

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Prolasso uterino

Nel prolasso uterino l’utero scivola dalla sua sede anatomica nella piccola pelvi, all’interno del canale vaginale, fino a fuoriuscire della vagina negli stadi più avanzati. 

Si identificano 4 stadi di compromissione: 

  • 1° grado, l’utero si trova nel canale vaginale 
  • 2° grado, l’utero raggiunge l’ostio vaginale 
  • 3° grado, l’utero sporge dall’introito vaginale 
  • 4° grado, quando fuoriesce completamente dal canale vaginale 
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Polo Salute Lucca | Dolore Pelvico

Dolore Pelvico

Le patologie del pavimento pelvico

Le patologie del pavimento pelvico sono un problema sempre più attuale, interessando un’ampia fascia della popolazione, ma vengono ancora spesso sottovalutate o trascurate. Le disfunzioni che si manifestano possono essere di natura molto differente tra loro, colpendo sia uomini che donne, e richiedono un intervento multidisciplinare per una completa e ottimale gestione. Tra queste, ritroviamo: 

  • la sindrome da dolore pelvico cronico 
  • l’anodinia 
  • la vulvodinia 

Queste patolgie sono causate da un insieme di problemi che interagiscono tra di loro, e devono essere trattate in un’ottica multidisciplinare e, ovviamente, personalizzata. 

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La sindrome da dolore pelvico cronico

La Sindrome da dolore pelvico cronico (DPC) è caratterizzata da una sintomatologia complessa, tra cui il dolore localizzato nell’area pelvica e/o perineale con possibile irradiazione all’inguine e alla radice delle cosce, a vagina e vulva o pene e testicoli, al sacro-coccige e alla regione sovrapubica. 

Perché sia considerato tale, è necessario che il dolore, provocato da un ipertono involontario della muscolatura pelvica, perduri da almeno 6 mesi. Sia nelle donne che negli uomini spesso si presenta anche dolore lombare, vescicale e collegato all’attività sessuale. Può essere associato inoltre a disfunzioni muscolo scheletriche, urinarie, ginecologiche o colon-proctologiche e interessa una donna su sei della popolazione femminile in età riproduttiva, con limitazione importante nelle proprie attività quotidiane. 

Tra i fattori di rischio: 

  • patologie della zona interessata (endometriosi, cistiti..) 
  • interventi chirurgici 
  • gravidanza e parto 
  • traumi sportivi 
  • stress posturali o posizioni errate mantenute 
  • trigger points 
  • neuropatia del pudendo 

Anodinia

L’Anodinia, o Nevralgia Ano-Rettale, è una condizione dolorosa a livello della cute e delle mucose della zona anale, causata da molteplici condizioni patologiche, che rappresenta il 25% circa delle sindrome dolorose ano-rettali. 

Questa struttura anatomica è soggetta a continue contrazioni per garantire la fuoriuscita di sostanze di scarto e la chiusura ermetica del pavimento pelvico, e può presentare dissinergie o disfunzioni causanti dolore superficiale o profondo, anale o rettale. La zona anale e perianale presenta una vascolarizzazione e innervazione complessa, perciò la correlazione tra l’intensità del dolore e la gravità della lesione è spesso piuttosto scarsa, e può essere complicata da sintomi quali: 

  • formicolio 
  • bruciore notturno 
  • prurito 
  • dolori trafittivi 
  • pesantezza 
  • permanenza del dolore indipendentemente dall’evacuazione o dalla posizione 

 

Vulvodinia

La Vulvodinia, o Sindrome Vulvo-Vestibolare, è un disturbo ginecologico caratterizzato da dolore cronico a carico della vulva e dei tessuti circostanti. 

Il dolore può essere associato a bruciore, secchezza, dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali), irritazione e arrossamento. È frequente nella popolazione femminile, colpisce infatti il 12-16% delle donne italiane comprese tra i 18 e i 64 anni, ma non è ancora riconosciuta dal Sistema Sanitario Nazionale. 

La diagnosi deve essere il più possibile precoce, per evitare le complicanze infiammatorie sulla funzionalità dei tessuti e organi coinvolti, ma spesso arriva tardivamente perché trascurata, sottostimata o confusa con il vaginismo, che però non provoca né bruciore né infiammazione ma esclusivamente dolore in caso di penetrazione. 

In base alla localizzazione del dolore di può distinguere tra: 

  • vulvodinia generalizzata, all’area vulvare, perineo e zona perianale 
  • vulvodinia localizzata, al clitoride (clitoridodinia) o al vestibolo (vestibulodinia) 
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Cenni di anatomia

Il pavimento pelvico è una complessa struttura di muscoli, tendini e legamenti che chiude inferiormente la cavità delimitata da osso sacro, coccige e ossa iliache. Ha diverse funzioni: 

  • di sostegno e sospensione degli organi pelvici 
  • di continenza urinaria e fecale 
  • sessuale 
  • riproduttiva, durante la gravidanza e il parto 

Il perineo è la parte più esterna del pavimento pelvico in cui sono visibili clitoride, uretra, vagina e sfintere anale nelle donne; testicoli, pene e sfintere anale nell’uomo. 

Il diaframma pelvico lavora in stretta sinergia con il diaframma toracico, opponendosi alle pressioni addominali e alla forza di gravità durante la respirazione. 

Affidati al nostro centro per una valutazione sulle possibili cause del tuo dolore e una gestione efficace attraverso un adeguato protocollo terapeutico comprensivo di trattamenti strumentali, manuali e di rieducazione funzionale. 

Polo Salute Lucca | Scoliosi

Scoliosi

Cos’è la scoliosi?

La scoliosi è una deviazione permanente della colonna vertebrale, associata alla rotazione dei corpi vertebrali, che si manifesta sul piano frontale, disegnando una concavità su un lato e una convessità sull’altro, come una “S” . 

Colpisce circa il 3% della popolazione, nella maggior parte dei casi il sesso femminile. Si presenta durante la crescita e peggiora con la pubertà, terminando solitamente con il raggiungimento della maturazione ossea.

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Le scoliosi sono tutte uguali?

La classificazione delle scoliosi considera: 

  • l’eziologia: idiopatiche (circa l’85%), congenite, acquisite 
  • la localizzazione: cervico-dorsale, dorsale, dorso-lombare, lombare 
  • il numero di curve primarie: una o due 
  • l’età di prima rilevazione: infantile, giovanile, adolescenziale 

Cosa si modifica nel corpo quando si ha una scoliosi?

Il segno più evidente è il gibbo costale quando il paziente piega in avanti la schiena, ovvero l’incurvamento di un lato della schiena, dovuto alla rotazione dei corpi vertebrali e delle coste a loro collegate. Inoltre, si riscontrano un’inclinazione e rotazione del bacino, asimmetria delle spalle e delle scapole, dismetrie degli arti inferiori e, nei casi più gravi, deformazione delle vertebre coinvolte. 

Come posso capire se mio/a figlio/a ha la scoliosi? 

Negli stadi iniziali e nelle forme più lievi, la scoliosi è asintomatica. I segni non sono facilmente riconoscibili da un occhio non esperto per cui è necessario rivolgersi a un medico o a un centro specializzato per una corretta diagnosi. Durante la visita lo specialista eseguirà un esame fisico e considererà l’anamnesi, i segni e le radiografie, grazie alle quali è possibile valutare anche l’entità della deviazione della colonna vertebrale (espressa come angolo di Cobb, in gradi). 

Una scoliosi si può curare?

Il trattamento della scoliosi varia in base alla gravità della forma e all’ampiezza dell’angolo. Nei casi di entità lieve o media, si ricorre alla fisioterapia precoce, fondamentale per evitare peggioramenti. Il trattamento comprende la terapia posturale, che migliora la flessibilità e ha lo scopo di normalizzare le tensioni muscolari del corpo, ed esercizi specifici per la stabilizzazione spinale e il mantenimento consapevole della postura. Nei casi medio-gravi può essere necessario l’utilizzo di un corsetto ortopedico, mentre l’intervento chirurgico è riservato ai casi più gravi per ampiezza della curva scoliotica e deformazioni vertebrali. 

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Cosa fare per prevenire o evitare di peggiorare i problemi posturali?

La prevenzione è sicuramente l’arma migliore contro la scoliosi, adottando fin dall’infanzia un corretto stile di vita che preveda la giusta quantità di attività sportiva, evitando al tempo stesso gli sport che sollecitano la colonna in estensione e causano un eccesso di flessibilità durante lo sviluppo. È importante affidarsi a uno specialista che possa accorgersi dei primi segnali e consigliare la terapia o il rimedio più indicato nel singolo caso. 

 

Polo Salute Lucca | Ernia del disco

Ernia del disco

Cos’è un’ernia del disco?

L’ernia del disco, o ernia discale, è la fuoriuscita del nucleo polposo del disco intervertebrale, a causa della rottura dell’anello fibroso che lo circonda. 

È importante distinguere un’ernia da una protusione discale, che è la fuoriuscita parziale del disco dalla sua posizione. 

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Cosa sono i dischi intervertebrali

Il disco intervertebrale è la giunzione tra due vertebre adiacenti. Ogni disco è formato da una struttura esterna, l’anello fibroso, e una più interna, il nucleo polposo: 

  • l’anello fibroso è costituito da lamine di tessuto connettivo sovrapposte in modo trasversale, è elastico e resistente, ha la funzione di proteggere il disco 
  • il nucleo polposo si trova al suo interno ed è una sostanza di consistenza gelatinosa, costituita per lo più da acqua, che ha la funzione di distribuire il peso e le forze in gioco sulla colonna vertebrale 

Ernia del disco cervicale

Le ernie possono svilupparsi in qualsiasi porzione della colonna ma, per la sua conformazione anatomica e per le forze a cui è sottoposta, i segmenti discali più colpiti sono il rachide cervicale e il rachide lombare. Un’ernia cervicale crea problematiche alle strutture presenti nella stessa regione o ai distretti innervati, perchè a causa della vicinanza del disco con le strutture nervose, può esserci una compressione meccanica sui nervi. 

Cenni di anatomia

La parte cervicale della colonna è estremamente delicata perchè, oltre a proteggere strutture vitali come il midollo, dà supporto e mobilità al cranio. È composta da 7 vertebre che vengono indicate con la lettera “C” e un numero da 1 a 7 partendo dalla più alta. Tra le vertebre originano 8 paia di nervi cervicali che transitano attraversi i fori intervertebrali e, ad esclusione di C1-C2, troviamo i dischi intervertebrali. 

Sintomi dell’ernia del disco

Il nucleo polposo del disco intervertebrale è costituito da varie sostanze oltre all’acqua, alcune altamente irritanti che, a contatto con i tessuti, generano infiammazione ed edema. Ciò provoca un’irritazione e una compressione delle radici dei nervi, portando a dolore al collo (cervicalgia) con eventuale irradiazione lungo il braccio (brachialgia), e sintomi associati quail: acufeni, formicolii, vertigini, debolezza agli arti superiori, mal di testa. 

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Cause dell’ernia cervicale

L’ernia, ovvero la fuoriuscita all’esterno del nucleo polposo, avviene in seguito alla rottura delle lamine dell’anello fibroso del disco intervertebrale, divenuto più fragile per disidratazione o degenerazione, a causa di: 

  • Età 
  • Abitudini scorrette 
  • Colpo di frusta, traumatico, dovuto principalmente ad incidenti stradali 
  • Contratture, contrazione involontaria e costante del muscolo 
  • Postura alterata, con alterazione della biomeccanica del rachide cervicale. 

Diagnosi dell’ernia del disco cervicale

Durante la visita medica, lo specialista indagherà i sintomi, l’anamnesi (la storia clinica del paziente) e condurrà un esame fisico. In caso di dolore intenso o sintomi gravi si fa ricorso a indagini strumentali quali radiografie, risonanza magnetica e TAC. 

In questa fase, grazie alle immagini diagnostiche, è possibile classificare un’ernia in base: 

  • alla posizione dell’ernia: mediana, paramediana, intraforaminale, extraforaminale 
  • alla quantità di nucleo fuoriuscito: contenuta, protrusa, espulsa o migrata 

L’ernia protrusa non va confusa con la protrusione, che è invece una discopatia, cioè un’alterazione del disco intervertebrale. 

Rimedi per l’ernia del disco

Nella maggioranza dei casi, la terapia d’elezione è la fisioterapia. Il trattamento conservativo, combinato ad eventuale terapie farmacologiche, si avvale di terapia manuale, terapie strumentali (radiofrequenza, tecarterapia, TENS), di riabilitazione posturale e della massoterapia per un’efficace riduzione dei sintomi. 

Il trattamento chirurgico dovrebbe essere limitato ai casi più gravi o rappresentare l’ultima spiaggia a causa dell’alto rischio di recidive, oggigiorno è possibile avvalersi di altri metodi meno invasivi. 

Come prevenire lo sviluppo di un’ernia cervicale?

È importante prevenire l’instaurarsi di ernie, o una recidiva di esse, mantenendo uno stile di vita sano, con attività fisica regolare e correggendo eventuali posture scorrette e dannose. Le terapie posturali e l’esercizio fisico adattato con professionisti specializzati, consentono di mantenere una colonna vertebrale più flessibile e diminuire i carichi che gravano sulle vertebre.